Museo: nuovo percorso didattico

Nella nuova ala aperta inaugurata e aperta al pubblico nel settembre 2013 sono state realizzate aree specialistiche di estrema necessità per il museo, come archivi, depositi, una biblioteca specializzata e un nuovo laboratorio di restauro, la novità più interessante è, senza dubbio, l’innovativo percorso didattico dal titolo

“Toccare (e non solo) la Preistoria!”

  

È un salto all’indietro nel tempo di millenni, da compiere attraverso tutti e cinque sensi, in particolare il tatto perché, al contrario di ciò che avviene nei percorsi museali tradizionali, qui gli oggetti si possono… toccare!!! Si tratta di ricostruzioni realizzate partendo da dati scientifici, con gli stessi materiali e le stesse procedure usate nella preistoria, presentate su appositi espositori aperti. Durante il percorso, per immergersi ancora più profondamente nella preistoria, si può entrare all’interno di una capanna dell’età del Bronzo dove sono stati sistemati gli oggetti che ne componevano “l’arredo” tra cui vasellame, pelli, erbe e un telaio.

Il nuovo percorso è stato realizzato ponendo una particolare attenzione alle persone ipovedenti e cieche infatti, oltre alla presenza di luci regolabili e di una mappa tattile iniziale, sono presenti in tutta la sala un podotattile e, su ogni tavolo, didascalie esplicative in Braille.

 

 

La sala della “Tavoletta enigmatica”

Nella saletta posta al secondo piano della torre ottagonale della Rocca Farnese è stata esposta la cosiddetta “Tavoletta enigmatica”, ritrovata alcuni anni fa nella Caldera di Latera. Questo misterioso oggetto preistorico, risalente all’età del Bronzo, è un pezzo unico per quanto riguarda la nostra regione, in Italia altre tavolette sono state recuperate in Toscana, Umbria e in alcune regioni settentrionali.

Per meglio comprendere la particolarità del reperto l’esposizione accompagna l’originale valentanese con una selezione di riproduzioni di altre tavolette proveniente da contesti italiani ed europei e con una agile, quanto elegante, pannellistica di approfondimento.

La definizione “tavoletta enigmatica” è generalmente utilizzata dagli archeologi per indicare reperti di cui non si comprende la funzione. Questi oggetti sono realizzati principalmente in argilla ed hanno forma ellissoidale, ovoidale e rettangolare. Una caratteristica comune è data dai segni realizzati su una o, più raramente come nel caso di quella del Vallone, su entrambe le facce. I segni riportati sono in genere impressi. Le tavolette risalgono al ronzo antico e alle prime fasi del Bronzo medio, sono presenti in tutta l’Europa centro-orientale e in Italia sono state ritrovate nell’area centro-settentrionale. La tavoletta enigmatica esposta presso il Museo proviene dalla Località Vallone, nella zona della Caldera di Latera, ed è l’unico esemplare recuperato nel Lazio. L’interpretazione di questi manufatti è stata nel corso degli anni molto variegata: idoli, talismani, fusioni per filigrane, oggetti per contare. Recentemente lo studio approfondito sui segni impressi delle tavolette ha portato ad ipotizzare l’esistenza di un codice noto ed interpretabile dalle comunità antiche. La presenza di oggetti omogenei in territori lontani gli uni dagli altri spinge a supporre che le tavolette “viaggiassero” anche per molti chilometri. Studiosi tedeschi hanno ipotizzato che questi oggetti fossero parte di un sistema di comunicazione per legittimizzare messaggi orali o per accompagnare beni di scambio e che, terminata la loro funzione, venissero spezzate.