Giovanni D’Ascenzi

GIOVANNI D’ASCENZI, VESCOVO

(Valentano 1920 – Monte San Savino 2013)

 

Ricordo biografico di Romualdo Luzi

Valentano, il Vescovo Mons. D’Ascenzi benedice la popolazione durante la processione del Corpus Domini del 2003
 

IL VESCOVO

Roma, 7 ottobre 1975. La Chiesa Romana dedicata a San Gregorio VII, papa nativo di Sovana, è parata a festa per una cerimonia che Valentano ricorderà per sempre: un suo figlio, il sacerdote Giovanni D’Ascenzi, è consacrato vescovo dal Card. Sebastiano Baggio al tempo del pontificato di Paolo VI, un papa era in grande confidenza con il nostro “Don Giovanni”. Tra i tanti fedeli presenti non mancano i suoi familiari e molti valentanesi che porteranno per sempre, nel proprio cuore, l’emozione di quella solenne celebrazione che, idealmente, si ricollegava ad altre simili cerimonie. Nel 1500 altri due valentanesi ricevettero lo stesso incarico vescovile: il gran cardinale Alessandro Farnese (dal 1534 al 1589) e il fratello, cardinale Ranuccio (per brevissimo tempo dal 7 febbraio 1565 alla sua morte avvenuta il successivo 29 ottobre).

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La scelta della Chiesa intitolata a San Gregorio VII non era casuale in quanto mons. D’Ascenzi, il nostro Don Giovanni, era stato destinato proprio alla rinata Diocesi di Sovana e Pitigliano (cui nel tempo si aggiungerà Orbetello) di cui prese possesso il successivo 21 ottobre con visita solenne a Valentano il 27 dicembre, per la festa del Patrono San Giovanni Evangelista, giorno del suo onomastico con la partecipazione di tutto il paese, di Autorità civili e militari.

Ma necessita a questo punto ricordare, seppure brevemente la sua biografia e in questo ci affidiamo direttamente a quanto comunicato dall’Ufficio Stampa della Diocesi di Arezzo al momento della sua scomparsa:

“Monsignor Giovanni D’Ascenzi nasce il 6 gennaio del 1920 a Valentano in provincia di Viterbo, in una famiglia di umili origini e di salde tradizioni cattoliche. Viene ordinato presbitero nel corso della Seconda Guerra Mondiale, il 19 giugno del 1943, nella Cattedrale di Montefiascone (Vt), sua  diocesi di origine. Laureatosi nel 1950 in teologia presso la Facoltà teologica della Pontificia Università Gregoriana, diviene docente di sociologia rurale presso l’Università Cattolica di Piacenza e alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Nel 1952 il Papa lo nomina monsignore e da quell’anno e fino al 1975 è consigliere ecclesiastico nazionale della Coltivatori Diretti. Pubblica numerosi studi e articoli sulla dottrina della Chiesa e il mondo rurale [tra cui ricordiamo, in particolare, Documenti pontifici sulla vita agricola (1961) e  Coltivatori e religione (1973) n.d.r.].

Per incarico della Santa Sede, in quegli anni svolge un’intensa attività internazionale per promuovere il coordinamento delle varie associazioni cattoliche nazionali di coltivatori.
Partecipa come Perito di nomina pontificia al Concilio ecumenico Vaticano II, contribuendo alla stesura di una parte della costituzione Gaudium et spes.

Il 7 dicembre 1975 viene consacrato Vescovo della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello a Roma, nella chiesa San Gregorio VII dal cardinale Sebastiano Baggio. Ricopre questo incarico fino all’11 aprile del 1983, quando viene trasferito alle sedi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, al tempo unite in persona episcopi. Con il riordino delle diocesi italiane, il 30 settembre del 1986 nasce ufficialmente anche la nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, di cui diverrà primo Vescovo. Il suo episcopato in terra aretina si caratterizza per la grande attenzione alla promozione delle vocazioni sacerdotali e per la promozione di importanti convegni diocesani su vari temi di attualità. Si trova ad affrontare il complesso passaggio dalle tre vecchie diocesi alla nuova, provvedendo a darle un’adeguata fisionomia istituzionale. Costituisce l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, le Zone Pastorali, riorganizza i Vicariati e le parrocchie, portandole da oltre 350 alle attuali 246, costituisce nuovi organismi di partecipazione. Molto attivo in ambito culturale, promuove numerosi restauri che portano al recupero di una ricca parte del patrimonio artistico della Chiesa locale e fa costruire il Centro pastorale “Madonna del Conforto” a San Leo di Arezzo.
Nel corso del suo episcopato, memorabili sono le visite di Giovanni Paolo II nel 1993 ad Arezzo e Cortona, e a La Verna e Camaldoli, e la “Peregrinatio Mariae” svoltasi nel 1995-1996 nelle parrocchie più popolose, per celebrare il secondo centenario della Madonna del Conforto.
Le sue dimissioni per raggiunti limiti di età vengono accettate dal Sommo Pontefice l’8 giugno 1996; in quella data viene nominato Amministratore apostolico della sede, incarico assolto fino al 7 agosto successivo, Solennità di san Donato.

Ritorna quindi al paese natale, ma a causa delle deteriorate condizioni fisiche, trascorre gli ultimi anni nella casa di riposo “Santa Maria Maddalena” a Dreini di Gargonza (Monte San Savino), da lui ampliata e ristrutturata.

Vi è deceduto alle 4.45 del 26 febbraio 2013”.

Il giovane Don Giovanni incontra papa Pio XII, 1956

VALENTANO E IL SUO VESCOVO

Questa è, in estrema sintesi, la biografia del Vescovo D’Ascenzi che noi di Valentano dobbiamo ricordare per tanti altri motivi, soprattutto per l’inserimento del nostro paese tra quelli beneficiati dalla riforma agraria attuata dall’Ente Maremma negli anni ’50 del secolo scorso (furono oltre 120 le famiglie assegnatarie di quote a Pescia Romana), per la fondazione di diverse cooperative agricole che portarono ancora ricchezze alla gente del nostro paese con l’acquisizione di terre in loc. Campomorto a Montalto di Castro e in loc. La Torba nel comune di Capalbio.

Il ritorno da Arezzo a Valentano, che doveva rappresentare la tappa del suo meritato riposo, si trasformerà ancora in anni di piena attività per i suoi studi, per la sua costante collaborazione con l’Osservatore Romano che pubblicherà molti suoi articoli, per le continue consulenze destinate a quanti lo ricercavano, sia personalmente che per telefono, soprattutto in riferimento alla sua grande e illuminata conoscenza del mondo agricolo tanto che, nel tempo, ebbe l’incondizionata fiducia dei sommi pontefici del suo tempo, da Pio XII a Benedetto XVI.

Dedicò la sua attenzione alle parrocchie di Valentano e, in particolare, curò l’organizzazione, il coordinamento e la predicazione di una missione nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista non dimenticando la sua preziosa e misconosciuta opera in favore dei malati che visitava  portando ad essi la santa Comunione. Va ricordato che, appena sacerdote, verso il 1944, e per breve tempo, fu parroco della Chiesa della SS.ma Annunziata di Villa delle Fontane.

La sua disponibilità verso la cultura gli fece apprezzare quanto fatto per il paese dalle amministrazioni locali con l’apertura di una funzionale biblioteca e di uno straordinario museo archeologico cui volle donare, in particolare, la sua collezione etrusca che ora fa bella mostra di sé in un ambiente appositamente creato e a lui dedicato.

Nel 1975 il Consiglio Comunale di Valentano, preso atto dei meriti religiosi e sociali e di promozione culturale svolti a favore della Popolazione, con perenne riconoscenza, gli attribuì la “Cittadinanza Onoraria”.

Ma, a poco a poco, la sua forte fibra, un po’ per l’età e un po’ per il progressivo aggravarsi della malattia che lo aveva aggredito, lo costrinsero ad allontanarsi da Valentano nel settembre 2007 per trovare un ricovero nella Casa di Riposo per Anziani di Dreini, sotto il Castello di Gargonza, nei pressi di Monte San Savino, assistito con filiale affetto e devozione dall’operosa attenzione di Grace, una ragazza filippina da lui praticamente adottata e considerata come una “figlia”. In quel soggiorno, specialmente per gli ultimi tempi, ha detto il vescovo, suo successore, “ha vissuto la sua passione… anni di silenzio impressionante legato alla malattia”.

La notizia della sua scomparsa, arrivata a Valentano nella giornata del 26 febbraio, ha creato fra la gente un sincero cordoglio e l’Amministrazione Civica lo ha ricordato esprimendo ancora tutta la riconoscenza del nostra gente attraverso un pubblico manifesto.

 

Il Vescovo D’Ascenzi a colloquio con Giovanni Paolo II nel 60° della sua ordinazione sacerdotale (2003)

 

NELLA DIOCESI DI AREZZO-CORTONA E SANSEPOLCRO

Nella monumentale cattedrale di Arezzo che svetta sulla città si sono celebrate, il 28 successivo, le solenni esequie del “Vescovo della svolta” dopo il Concilio Vaticano II, come è stato ricordato dal Vescovo Riccardo Fontana. Fu lui, con quel suo carattere forte e schietto, a sobbarcarsi ad un impegnativo e faticoso lavoro di riorganizzare in una le tre grandi diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, che vantavano un passato illustre, antico e storicamente affermato e che non volevano perdere. Un compito assolutamente non facile che portò a termine, come viene riconosciuto dalla stampa aretina, con  quella “lucidità che ne aveva guidato con tenacia d’acciaio tutta la vita”. Un impegno non disgiunto dalla valorizzazione delle strutture diocesane da lui fatte restaurare dopo anni di trascuratezza. Il Vescovo di Prato, Franco Agostinelli, già vicario del Vescovo D’Ascenzi, presente al funerale, ha affermato: “Era un uomo schietto e sereno: un po’ ruvido di carattere, ma di quelli che non ti tradiscono mai. In sintesi, una persona buona e un buon pastore”. Buon pastore e vescovo attivo come si era imposto nella prima attività bescovile svolta a Pitigliano con il recupero, anche qui, di strutture storiche straordinarie come il Palazzo Orsini che ospitava la Diocesi, praticamente in completo abbandono.

Il Vescovo D’Ascenzi incontra il papa Benedetto XVI, maggio 2005

LA MORTE E LE SOLENNI ESEQUIE

La feretro del Vescovo D’Ascenzi, al centro della Cattedrale, accoglie l’omaggio dei suoi fedeli, del clero di varie diocesi, di ben sei vescovi, del vicario di Viterbo e dei rappresentanti delle municipalità di Arezzo, Cortona e Sansepolcro. Non manca la rappresentanza di Valentano guidata dal Sindaco Francesco Pacchiarelli che, in quel momento, rappresenta la comunità valentanese sia nell’omaggio a questo suo illustre figlio sia per la vicinanza ai suoi familiari. Un dovuto atto di riverenza e un attestato di riconoscenza.

Sul semplice feretro è posta la bianca mitra vescovile e il Vangelo di San Marco aperto sulla pagina ove recita “Che cercate donne? Il Signore non è qui, è risorto!”.

Arezzo, Cattedrale di San Donato, 28 febbraio 2013, un momento delle solenni esequie del Vescovo D’Ascenzi (foto: ufficio stampa Diocesi Arezzo)

Sullo sfondo del presbiterio, tra i rossi colori dei gonfaloni toscani, si scorge quello celeste di Valentano con il suo “alberone”. Uno spicchio del nostro cielo e un po’ del nostro “piano” che la comunità ha portato ad Arezzo per accompagnare il Vescovo nel suo viaggio verso il paradiso fra canti, emozione e preghiere.

Il “nostro” Vescovo non tornerà più a Valentano. Ai parenti e agli amici aveva confidato che il suo desiderio era quello di essere sepolto – così come è avvenuto –  assieme agli altri vescovi aretini, nella cripta della stessa Cattedrale posta sotto la sontuosa Cappella della Madonna del Conforto. A Lei, che era la protettrice della città, s’era affidato fin dal suo arrivo, aveva promosso, come ricordato, nel 1995 una “Peregrinatio Mariae” e indetto, per l’anno seguente, un Giubileo Mariano straordinario con la benedizione speciale del Santo Padre Giovanni Paolo II, come momento di crescita nella testimonianza della fede e come impegno per una più approfondita conoscenza della presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa.

 Romualdo Luzi

 

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