Morfologia, dissesto e minerali presenti in zona

3 – Morfologia nei dintorni di Valentano e sue zone di dissesto

Valentano sorge tra il margine orientale della conca lacustre occupata dal lago di Bolsena e la caldera di Latera, ad una quota di circa 538 metri s.l.m. L’area è caratterizzata dalla tipica morfologia di origine vulcanica. Il paesaggio è collinare, lo sguardo è attratto dai fianchi dei vulcani o dalle creste delle caldere che formano alture e che si raccordano dolcemente con le pianure sottostanti. La diversa natura dei prodotti vulcanici presenti nell’area, fa si che si possano notare anche scarpate ripide o addirittura verticali dovute ad una maggiore resistenza offerta all’erosione ed ai processi di demolizione. In questo paesaggio si riconoscono tre unità morfologiche: i ripiani tufacei, le <> e le vallecole. I ripiani tufacei sono spesso utilizzati sin dall’antichità per le coltivazioni, grazie alle bassissime pendenze ed alla fertilità del suolo, e per gli insediamenti abitativi. Questi ripiani sono interrotti da scarpatelle che nel Lazio vengono chiamate <> e che dalla ricerca bibliografica risulterebbero coperte da una vegetazione primitiva termofila, con querce (leccio, roverella), olmi, biancospino, edera etc, in quanto difficili da coltivare per la loro pendenza. Queste spallette sono i versanti che delimitano vallecole spesso poco estese o solamente delle forre. Potendo osservare l’area dall’alto si noterebbe un reticolo idrografico di tipo radiale scendere dalle pendici rialzate del lago di Bolsena, ed un reticolo di tipo dendritico (arborescente) nelle altre zone caratterizzate da questo substrato geologico. I dissesti in quest’area sono limitati e legati per lo più a locali e modeste frane da crollo per scalzamento alla base. Di seguito viene riportata (ridisegnata) la mappa dei dissesti rilevati a Valentano tratta dal convegno “Valutazione del rischio di frana”, Roma dicembre 2000.

Mappa del dissesto

fig. 5. Mappa tratta dal convegno «Valutazione del rischio di frana», Roma dicembre 2000, ridisegnata. Tutti i dissesti si hanno in rocce effusive piroclastiche.

4 – Minerali presenti in zona

Quest’area è costituita da colline e crateri spesso coperte di fitte macchie boschive (esempio la vicina Selva del Lamone) in cui l’insediamento antropico non è disperso nel territorio ma si concentra in centri urbani caratteristici.
Ci sono anche vasti altopiani solcati da corsi d’acqua a regime torrentizio che scavano profonde forre nel terreno tufaceo.
Quest’area già dal secolo scorso era conosciuta e considerata ad alto valore geo-mineralogico, ed alcuni minerali ritrovati possono considerarsi di importanza eccezionale come la vertumnite di Montalto di Castro che risulta l’unica località al mondo in cui sia stata ritrovata.
Pur essendo l’area piuttosto vasta, le zone ad alto interesse mineralogico sono per lo più concentrate intorno alla Caldera di Latera:
Pitigliano: loc Case Collina, Casale Pòvere, Corte del Re, Buca dei Fiori
S. Quirico: loc. Casale Pomicione di sopra
Sorano: cave di tufo
Onano: cave di lapilli
Latera: Solfatara
Farnese: loc. Poggio Bottinello e Fosso S. Paolo
Ischia di Castro: loc. Ponte S. Pietro
Montalto di Castro: loc. Campomorto
Tarquinia: loc. Pian dell’Organo.

I minerali più frequenti sono:
Thomsonite
Phillipsite
Flogopite
Quarzo
Gesso
Fluorite
Pirite
Pirosseni
Vesuvianite
Grossularia
Anortite
Melilite


Testo della Geol. Olivia Iacoangeli