Guida al museo (parte 4)

SEZIONE MEDIEVALE-RINASCIMENTALE E MODERNA

SALA N. 1 – Seguire il percorso verso destra.

VETRINA LONGOBARDA:

Due sax (spade) in ferro, con altri vari reperti bronzei e monete, rinvenuti nell’area longobarda della Fortezza, aprono la Sezione Medievale insieme a frammenti di stoffa e di ceramica provenienti da tombe a cappuccina in loc. Terrabianca mentre sulla parete di destra un capitello in stile romanico, scolpito su pietra calcarea, costituisce una delle prime testimonianze della Rocca Farnese attorno al 1100.

VETRINE N. 2 – 3 E 4

Ceramica medievale di origine spagnola
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In questa serie di vetrine inizia la ricca esposizione di ceramiche, rinvenute soprattutto nei butti (pozzi usati come immondezzai) e da scarichi formatisi all’esterno delle mura di Valentano ma, soprattutto, attorno e all’interno della Rocca Farnese. Ceramiche a biscotto, invetriate e smaltate, consentono di percorrere un lungo excursus sulla ceramica dalle forme degli antici boccali a cannata o panata sino alle ceramiche trecentesche, di produzione altolaziale, smaltate e dipinte in bruno manganese e verde ramina e decorate con motivi geometrico-floreali. Dal sec. XV le ceramiche sono arricchite dai colori giallo-antimonio e blu-cobalto: cosicché i reperti presentati assumono anche una funzione decorativa con figure antropomorfe, animali, motivi religiosi ed araldici. Alcuni frammenti di ceramiche decorate con verde a rilievo e zaffera attestano la valenza della scuola viterbese di quel periodo unitamente ad un piatto realizzato con la tecnica del graffito sotto ingobbio. Due ciotole ispano-moresche provenienti da Manises (Valenza) attestano il commercio con la Spagna.


SALA N. 2 – CERAMICHE FARNESIANE DEL BUTTO DI PIERLUGI FARNESE

Nelle vetrine di questa Sala è presente un altro importante gruppo di reperti (ceramiche e vetri) raccolti in un butto posto all’interno della Rocca. Tra i materiali recuperati, i più notevoli sono costituiti da un piatto nuziale (tondino) dove sono uniti gli stemmi dei Farnese e degli Orsini, per celebrare le nozze di Pier Luigi con Gerolama Orsini (1519).

Piatto con gli stemmi dei Farnese e degli Orsini, a celebrazione delle nozze di Pier Luigi Farnese con Gerolama Orsini del 1519.

Sono collegati alla famiglia Farnese anche tre boccali dove compaiono le armi delle famiglie Petrucci di Siena, Carafa di Napoli, e di Alfonso d’Aragona Duca di Calabria.

Boccali con decorazioni

Le numerose maioliche policrome presenti mostrano un vasto repertorio decorativo che raccoglie i principali motivi del XVI secolo. Un piatto in stile compendiario reca la firma del noto vasaio Virgiliotto Calamelli di Faenza. Il giglio farnesiano campeggia sulle maioliche, su di una posata e su di un mortaio in pietra. Notevole il corredo di ceramiche da fuoco, sempre del sec. XVI.

Nella adiacente sala multimediale si possono visionare i filmati sui Longobardi (Le Lunghe Barbe) e sulla storia della famiglia Farnese (I Farnese e il potere).


riprendere la visita allestita nel lato sinistro della sala N. 1

Quest’ultima sezione del percorso presenta molte ceramiche ad ingobbio sotto vetrina, prerogativa dei vasai di Castro. Della Capitale del Ducato farnesiano sono esposte alcune monete battute in quella zecca.

Sono esposti anche contenitori in vetro opera di botteghe locali o importate da Murano, recipienti da fuoco e oggetti di uso domestico come pipe e fischietti, prodotti localmente dai pignattari.

Ceramiche medievali Particolare dei piatti
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Nell’ultima vetrina sono presenti ceramiche del 1600 prodotti localmente e nella vicina città di Bagnoregio, dalle cui botteghe proviene un prezioso piattello raffigurante Santa Caterina d’Alessandria, patrona dei vasai di quella città.

Una curiosità: sono esposte le posate settecentesche appartenute per tradizione al latinista abate Alessandro Mazzinelli, di Valentano.


Targhe religiose e devozionali Targhe e toponomastica cittadina.

Il museo termina con interessanti testimonianze della vita civica. Un alto espositore sostiene su un lato una serie di targhe in maiolica risalenti dal XVII secolo fino al XIX, alcune testimonianti la religiosità popolare espressa con immagini di santi o iscrizioni sacre, altre attestanti la necessità di una toponomastica stradale. Tra queste si nota la targa settecentesca con l’albero, simbolo di Valentano, e l’iscrizione del civico “N. 13 ILLUSTRISSIMAE COMMUNITATIS VALENTANI”.

Targa toponomastica

Sull’altro lato sono poste le antiche unità di misura una volta infisse nel palazzo del Municipio: uno “staio” in pietra per misurare i cereali e una la “canna”, una verga in ferro del XVI secolo che riporta le unità di lunghezza (lana, tela, muro, terra).

La canna, verga in ferro con incise le unità di misura in uso nel XVI sec. Un particolare della canna.


TORRE OTTAGONALE:

Si può salire sull’alto della torre ottagonale. Lo splendido panorama consente una visione a 360 gradi del territorio circostante. Una serie di pannelli a collimazione visiva permette di individuare i siti e le località del territorio circostante che spazia dal Mar Tirreno, l’Argentario, la bassa Toscana con il Monte Amiata, la visione del Colli Vulsini con il Lago di Bolsena, i lontani Appennini con il Monte Terminillo, i Monti Cimini e la città di Viterbo.

SALA DELLE ARMI:

La collezione di armi moderne provengono dalla Collezione della famiglia valentanese dei Manzini. Si tratta di armi da fuoco dell’800 e del 900, spade e armi bianche sia italiane che provenienti dalle campagne d’Africa (Somalia ed Eritrea).

Due revolver a tamburo, della fine dell’Ottocento, costituivano il corredo dei Conservatori dell’Archivio Notarile per difendersi dai Briganti.

La SCALA SANTA è l’ultima tappa della visita.