{"id":118,"date":"2013-04-28T21:40:46","date_gmt":"2013-04-28T19:40:46","guid":{"rendered":"http:\/\/demo.valentano.org\/dialetto-valentanese\/"},"modified":"2013-04-28T21:40:46","modified_gmt":"2013-04-28T19:40:46","slug":"dialetto-valentanese","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.valentano.org\/it\/dialetto-valentanese\/","title":{"rendered":"&#8216;l paese de le cavalle maschie&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Il dialetto valentanese \u00e8 caratterizzato, come in altri paesi limitrofi dell&#8217;Alto Lazio, dall&#8217;abuso dell&#8217;articolo e dei sostantivi utilizzati in forma femminile plurale (<em>le faciole, le cavalle, le Carabbignere\u2026<\/em>), nonch\u00e9 dalla presenza di una quantit\u00e0 di sostantivi e di aggettivi piuttosto arcaici, spesso provenienti dal mondo agricolo: &#8220;<em>Quanno<\/em><em> fue all&#8217;et\u00e0 de garzoncello&#8230; via a Maremma! E me tocc\u00f2 falle de tutte le maniere; me tocc\u00f2 fa tutte le mestiere: &#8216;l biscino, &#8216;l simentarello, &#8216;l\u00a0bifolco, &#8216;l buttero&#8230; T&#8217;arzave a la mattina che &#8216;l sole &#8216;n co&#8217; n&#8217; se vedeva e staccave quann&#8217;era gi\u00e0 calato&#8230; Appresso a quelle bove ci\u00f2 camminato tant&#8217;anne e ad\u00f2 magnato quintale de porvere. Ma toccava a facce, sinn\u00f2 a casa pativeno la fame..<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>Si possono ricordare espressioni del tipo: <em>pijj\u00e0<\/em><em> vvia ggi\u00f9 pe&#8217; le scale; mamanco stesse a fa le ruciavelle; a fforza de spentiche e de capitognele; &#8216;n ce se chiappa pi\u00f9 gn\u00e8nte!, metta tutto a panzapellaria; <\/em>aggettivi efficaci come<em>: diciarioso, spozzarato, rasposo, <\/em>e la terna: <em>gajjoffo<\/em><em>, ghiotto e mardivoto <\/em>(aggettivi ovviamente usati anche nelle forme al femminile!)<em>. <\/em>Avverbi come: <em>mell\u00ec<\/em><em>, meqqu\u00ec<\/em> o <em>mecch\u00ec<\/em><em>, mell\u00e0, mellaggi\u00f9<\/em>. Verbi\u00a0come <em>abbosi\u00e0<\/em><em>, minchion\u00e0, &#8216;nciampic\u00e0; <\/em>sostantivi come<em> gavozzelo, sbucamerea. <\/em>Ancora l&#8217;uso del sostantivo <em>diantene <\/em>(per diavolo) che viene spesso associato alla<em> verziera <\/em>(l&#8217;avversaria) la \u201cnemica\u201d per eccellenza delle prediche medievali.<\/p>\n<p>E poi i canti che accompagnavano il lavoro, quasi per alleviarne la fatica, ma sempre con quel sentimento amaro di Maremma:<\/p>\n<p><em>E&#8217; l&#8217;aria de la Maremma<\/em><\/p>\n<p><em>la rovina de la giovent\u00f9,<\/em><\/p>\n<p><em>e le ragazze d&#8217;oggigiorno<\/em><\/p>\n<p><em>&#8216;l colore nun ce l&#8217;hanno pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>A la mattina co&#8217; la luna,<\/em><\/p>\n<p><em>a la sera co&#8217; le stellle<\/em><\/p>\n<p><em>ce le v\u00f2nno lev\u00e0 la pelle<\/em><\/p>\n<p><em>ma &#8216;n je le volemo d\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Il sole m&#8217;affatto l&#8217;occhietto<\/em><\/p>\n<p><em>me l&#8217;ha detto che deve cal\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>jarisponne &#8216;l fattoretto<\/em><\/p>\n<p><em>fajielo fare &#8216;n artro pezzetto<\/em><\/p>\n<p><em>jarisponne &#8216;l sotto fattore<\/em><\/p>\n<p><em>daje la via che cianno raggione<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Poi la grande tradizione dei poeti a braccio che, per generazioni, hanno cantato, con le gesta dei grandi miti, anche le tante storie di briganti, specialmente quella di Tiburzi &#8220;<em>re del Lamone, re della Maremma<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Le &#8220;storie&#8221; sono raccontate in endecasillabi, a rima alternata, raccolti in <em>quartine<\/em>. Non potevano mancare le tradizionali <em>ottave<\/em> che in Maremma costituiscono, da sempre, il canto dei poeti a braccio sulla metrica di quelle classiche dell&#8217;Ariosto e del Tasso (molti contadini e pastori mandavano a memoria l<em>&#8216;Orlando furioso<\/em> e la <em>Gerusalemme liberata<\/em>!). L&#8217;improvvisazione dell&#8217;ottava, composta da sei versi a rima alternata (A-B-A-B-A-B) e gli ultimi due a rima baciata (C-C), consente ai cantori di rispondersi l&#8217;un l&#8217;altro con la regola per\u00f2 di utilizzare la rima del verso di chiusura per aprire la nuova ottava. Nella passione dell&#8217;agone poetico che si instaura, specialmente nel canto delle cosiddette <em>ottave a contrasto<\/em> (un poeta deve vantare ci\u00f2 che l&#8217;altro deve denigrare), si utilizzano gli ultimi due versi per la cosiddetta <em>martellata finale<\/em>. Ci\u00f2 serve sia per consegnare all&#8217;altro poeta una rima di difficile aggancio ma, soprattutto, per concludere l&#8217;ottava in maniera scanzonata e ironica. E anche qui Pietro ci consegna una lunga serie di cuoriosi e interessanti &#8220;contrasti&#8221; e lo fa proprio nello stesso spirito di tanti\u00a0 antichi cantori.<\/p>\n<p>In tempi recenti, come era prevedibile, il dialetto locale ha risentito del &#8220;romanesco&#8221;, soprattutto per quanto concerne gli articoli (<em>er<\/em>), che non era presente nella parlata locale.<\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial,helvetica;\">Nel 1870 il maestro Cesare Corradi scrisse, per suo diletto, un breve brano &#8220;dialettale&#8221;. Per nostra fortuna l&#8217;Autore ha trascritto il significato di alcuni termini arcaici che, altrimenti, non avremmo oggi compreso. In un caso, in particolare, utilizza il termine &#8220;ciola&#8221; senza darne la spiegazione, in quanto in quel periodo perfettamente comprensibile. Questo termine \u00e8 scomparso dalla nostra parlata da lungo tempo, ha un suo preciso significato, letteralmente trascrivibile come &#8220;pecora da scarto&#8221;. Immaginiamo quando il termine veniva utilizzato con riferimento ad una persona, o a una donna in particolare! <\/span><\/p>\n<p>Ovviamente esistono anche proverbi che hanno nella tradizione e nel lessico locale la loro precisa collocazione: <em>Pecora che sb\u00e8la perde &#8216;l boccone!; Vale pi\u00f9 &#8216;n&#8217;acqua tra aprile e maggio che Salomon con tutto &#8216;l carreaggio; &#8216;N carcio nel culo fa cammin\u00e0 tre passe!; Se ciae &#8216;n cioccaccio mettelo l\u00e0 pe&#8217; marzaccio<\/em>\u2026 e si potrebbe andare all&#8217;infinito.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\">* * *<\/p>\n<p>I pi\u00f9 anziani ricordano, e in qualche caso ancora improvvisano, le sestine o le rime dei canti che accompagnavano il lavoro &#8220;a Maremma&#8221;. Diversi studi ed anche alcuni dischi sono stati pubblicati proprio su questo genere, simpaticissimo il compact disk di Leonella Lelli, \u00abMaremma Innamorata\u00bb<\/p>\n<p><span style=\"font-family: arial,helvetica;\">Ecco, riportati da un lavoro di Romualdo Luzi, gli stornelli e i ritornelli della canzone popolare \u00ab<a href=\"it\/home-it\/cultura-e-tradizioni\/le-valentanese\">Le Valentanese<\/a>\u00bb <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dialetto valentanese \u00e8 caratterizzato, come in altri paesi limitrofi dell&#8217;Alto Lazio, dall&#8217;abuso dell&#8217;articolo e dei sostantivi utilizzati in forma femminile plurale (le faciole, le cavalle, le Carabbignere\u2026), nonch\u00e9 dalla presenza di una quantit\u00e0 di sostantivi e di aggettivi piuttosto arcaici, spesso provenienti dal mondo agricolo: &#8220;Quanno fue all&#8217;et\u00e0 de garzoncello&#8230; via a Maremma! 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