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La situazione di Valentano, agli inizi
del 1900 non era dissimile ai tanti paesi della provincia di Viterbo ove
regnava una diffusa povertà tra la stragrande maggioranza dei cittadini
mentre la proprietà era concentrata nelle mani di alcune famiglie
benestanti e della Parrocchia e delle numerose Confraternite.
Solo dopo aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale i nostri contadini
poterono vedere assegnati dal Comune i cosiddetti enfiteusi (circa 8.000
metri di terra) di cui poter disporre direttamente. Poi, nel corso degli
anni, si registrerà un sempre maggiore frazionamento delle proprietà
cosicché sorgeranno tante piccole aziende agrarie con un minimo
di rendita familiare.
Nel giugno del 1944 il passaggio del fronte di guerra registrerà,
negli scontri fra soldati tedeschi ed alleati, la morte di undici civili,
molti dei quali caduti per lo scoppio della bomba del "Portonaccio".
Così sarà chiamato, da quel momento in poi, l'artistico
ingresso bugnato della storico Palazzo Vitozzi (fine sec. XVI-Inizi sec.
XVII) lungo la Selciata (Via Trento e Trieste).

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La situazione economica del
paese nel dopoguerra si rivelò, per molti, fonte di privazioni
tanto che con la cosiddetta "Riforma agraria" dell'Ente Maremma,
dopo il 1951, circa cento famiglie (per 600 cittadini) si trasferirono
a Pescia Romana ove ebbero in assegnazione i cosiddetti "poderi familiari".
La popolazione cittadina che contava allora 3.826 abitanti (il massimo
storico raggiunto), scese così a 3.218 unità (censimento
1961). Questo calo demografico si incrementò nel corso degli anni
a seguire per stabilizzarsi, negli ultimi anni, attorno ai 2.925 abitanti,
malgrado l'incremento dell'insediamento abitativo che, invece, si è
notevolmente ampliato facendo assumere al paese un aspetto ormai omogeneo
essendosi ormai congiunte le varie località abitate (Villa delle
Fontane, Felceti, loc. La Villa, Via del Ritiro).
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