Geoarchaeological researches in the lake of MezzanoIl lago di Mezzano occupa il fondo di un piccolo cratere originatosi nella caldera di Latera, in prossimità del margine occidentale del lago di Bolsena; ha forma rotondeggiante, una profondità massima di circa 36 m ed un perimetro di 2.500 m. Nell'inverno del 1971, il geologo Lamberto Ferri Ricchi vi rinvenne due giacimenti palafitticoli, situati a profondità variabili tra i 3 ed i 10 m; nel 1973 la Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale gli conferì l'incarico di provvedere al recupero del materiale affiorante e di effettuare le prime indagini. I risultati di quei lavori sono ampiamente illustrati in tre capitoli del libro "Oltre l'avventura" che può essere visionato su http://www.assonet.org. Qui ne riportiamo una breve sintesi.
I lavori subacquei condotti nel lago di Mezzano consistettero nel rilevamento topografico subacqueo dei giacimenti - con tecniche e mezzi che ancor oggi sono considerate d'avanguardia - e nel recupero di una cinquantina di vasi, in buona parte integri, tre asce di bronzo, una palafitta, alcune macine ed altro importante materiale, parte del quale è oggi esposto nel museo di Valentano. I reperti ceramici furono attribuiti alla fase del Bronzo Medio, alla fase del Bronzo Recente e all'inizio della fase del Bronzo Finale. Campioni lignei del giacimento, datati con il metodo del radiocarbonio, fornirono date che vanno dalla metà del XIV sec. alla metà dell'VIII sec. a.C.. e sono, quindi, sostanzialmente in accordo con l'epoca attribuita al materiale archeologico.
Particolarmente importanti furono le ricerche geologiche condotte dall'Autore che identificò, sia sul fondale, sia lungo tratti della conca lacustre, conformazioni morfologiche a terrazzi, dovute ad una lunga permanenza delle acque a quota superiore ed inferiore a quell'attuale; constatò, poi, la presenza di paleosuoli sommersi che provano variazioni di livello delle acque avvenute sia all'epoca degli insediamenti preistorici, sia in epoca successiva.
Effettuò anche una prima datazione dei livelli del lago sulla base dell'ubicazione delle palafitte, dei materiali archeologici e di elementi storici. I livelli raggiunti dalle acque nei vari periodi permisero, infatti, di identificare il lago di Mezzano con il "Lacus Statoniensis" di Plinio e Seneca che, com'essi riferiscono, presentava "isole galleggianti". All'epoca in cui vissero i due scrittori, il livello delle acque si trovava con ogni probabilità alla quota massima. Aveva quindi invaso la piana nord-orientale, creandovi così un vasto bacino paludoso, che presentava quindi le condizioni necessarie per la crescita d'isole galleggianti.
Plinio e Seneca forniscono pertanto una possibile testimonianza di un
alto livello del lago di Mezzano per il I sec. d.C.. Ma Plinio, che tratta
in diverse occasioni l'argomento delle isole galleggianti, potrebbe aver
attinto tali notizie da precedenti scritti d'Archimede. Quest'ultimo,
infatti, sarebbe stato incuriosito proprio da quelle strane isole galleggianti,
dato che si trattava di un fenomeno che riguardava uno degli studi che
lo resero celebre: il galleggiamento dei solidi nei liquidi. In tal caso
l'alto livello sarebbe documentato anche o solamente per il III sec. a.C.. |
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