| |
Inquadramento geologico generale
|
|
L'apertura
del Mar Tirreno e l'esplosione dei vulcani
Intorno alla fine dell'Era Cenozoica ad occidente della catena appenninica,
in via di sollevamento, la crosta terrestre subisce profonde trasformazioni,
assottigliandosi, lacerandosi e sprofondando lentamente viene invasa dal
mare: nasce il Tirreno.
Circa 5-6 milioni di anni fa, nel Pliocene inferiore il margine occidentale
della catena appenninica, coinvolto nei movimenti precedentemente descritti,
sprofonda verso Ovest disarticolato da lunghi sistemi di fratture parallele
(faglie con direzione NW-SE) come una grande gradinata. È lambito
dal mare che invade queste zone ribassate posizionandosi molto più
ad oriente della posizione attuale.

Cliccare sull'immagine per ingrandirla
L'Italia durante il Pliocene
(ridisegnato e tratto da Atlante Geografico Moderno De
Agostini)
Questa profonda zona ribassata, definita Graben,
era bordata ad est dall'Appennino in modo continuo con i Monti della Sabina,
i Monti Tiburtini-Prenestini ed i Monti Lepini, ad ovest in modo discontinuo
da due dorsali rimaste emerse durante i movimenti di sprofondamento, costituite
dalla Tolfa e dal Circeo. In questo Graben si aveva la deposizione di
sedimenti quali ghiaie, sabbie ed argille provenienti dal modellamento
dell'Appennino e trasportate dai fiumi.
Intorno ai 3-4 milioni di anni fa, Pliocene medio-superiore, all'interno
ed al centro del Graben inizia a sollevarsi una nuova dorsale, il mare
si ritira verso ovest e resta solo un lungo e stretto golfo aperto verso
sud che oggi costituisce la bassa valle del Fiume Tevere tra Orvieto e
Roma.

Struttura ad horst
e graben
Contemporaneamente a questo sollevamento, inizialmente in Toscana e successivamente
nel Lazio settentrionale, si ha una forte attività vulcanica sviluppata
in diverse fasi che si susseguono nel tempo da ovest verso est e che segnano
il sollevamento di singole aree.
I prodotti di questa attività vulcanica caratterizzano la così
detta «Provincia Magmatica Toscana», e sono costituiti dalle
lave della Tolfa e dell'agro cerite e manziate (da 4,2 a 2,1 milioni di
anni ) e successivamente i prodotti del Monte Cimino (da 1,4 a 0,9 milioni
di anni) che però per età e per le sue caratteristiche sembrerebbero
assomigliare di più alla «Provincia Romana».
Nell'ultimo milione di anni, il mare si è ritirato verso ovest
lasciando dietro di sé stagni, laghi e paludi, ed i fiumi alimentano
la nuova fascia costiera approvvigionandola di grandi volumi di ghiaie,
sabbie e argille.
Questa quiete raggiunta è nuovamente turbata dal riattivarsi delle
faglie ad andamento appenninico ed antiappenninico che portano alla fratturazione
in diversi settori della piana costiera formata ed allo sprofondamento
degli stessi.
Queste nuove fratture favoriscono nuovamente la risalita del magma che
darà vita ad un'altra serie di importanti manifestazioni vulcaniche
che perdureranno per diverse centinaia di migliaia di anni.
Si vengono a generare diversi complessi disposti da NW a SE e sono i Vulsini,
di Vico, dei Sabatini, dei Colli Albani, della Media Valle Latina (o degli
Ernici) e di Roccamonfina. Ancora più a sud i complessi di Ischia
e Procida, dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio.
Questo vulcanismo, diverso dal precedente, è indicato come alcalino-potassico
per la prevalenza di questo elemento ed identifica la «Provincia
Magmatica Romana».

Stralcio della carta geologica Tuscania Foglio n° 136
scala 1:100.000

Sezione geologica passante per Valentano
Segue: 2 -
Il complesso vulcanico dei Monti Vulsini 